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Diritto Penale

L’Avv. Thomas Coppola ha partecipato con proficua frequenza al Corso per la Formazione e Qualificazione dell’avvocato Penalista 2013-2014 – tenuto dalla Camera Penale di Rimini. Iscritto al Foro di Rimini ed abilitato al Gratuito Patrocinio sia per le materie del Diritto Civile sia per le materie del Diritto Penale.

GUIDA IN STATO DI EBREZZA

La guida in stato di ebbrezza è un reato previsto dall’ordinamento giuridico italiano agli articoli 186 e 187 del Codice della strada, di competenza del Tribunale monocratico. Con una serie di modifiche normative, tra cui la legge n. 125 del 24 luglio 2008 e la legge n. 120 del 29 luglio 2010, le sanzioni previste sono state decisamente inasprite dal legislatore.

Tasso alcolemico e sanzioni
In caso di accertamento di un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro (g/l), è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 2.000, e la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;[1]
In caso di accertamento di un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi per litro, la sanzione prevista è l’ammenda da euro 800 a euro 3.200 e l’arresto fino a sei mesi, unitamente alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno;[2]
In caso di accertamento di un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, la sanzione prevista è l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da sei mesi a un anno, unitamente alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Inoltre il veicolo utilizzato al momento del reato viene confiscato, a meno che non appartenga al guidatore in stato di ebbrezza, infatti se chi guida in stato di ebbrezza è persona diversa dal proprietario al guidatore viene sospesa la patente per un periodo da due a quattro anni. Se si compie questo reato per due volte in un biennio la patente di guida viene revocata.[3]
Il legislatore ha previsto un forte inasprimento del sistema sanzionatorio per fare fronte all’enorme numero di incidenti stradali causati dall’alcol: un incidente su quattro, infatti, può essere direttamente o indirettamente addebitato all’abuso di sostanze alcoliche. La legge prevede inoltre che, in caso di omicidio colposo conseguente a un incidente stradale, lo stato di ebbrezza del guidatore costituisce una aggravante. In caso di incidente stradale le pene di cui sopra sono raddoppiate, ed è disposto il fermo amministrativo del veicolo per centottanta giorni, salvo che il veicolo appartenga a persona estranea all’illecito.

In passato il caso di cui alla lettera a) dell’art. 186 C.d.S. (ossia tasso alcolico inferiore a 0,8 g/l) era considerato reato, che era possibile estinguere mediante il pagamento di 1/3 del massimo dell’ammenda, ma ad oggi con l’approvazione del nuovo codice della strada, la prima fascia (0,50-0,80 g/l) è stata depenalizzata ad illecito amministrativo.

Rifiutandosi di eseguire l’accertamento si subiscono le conseguenze del caso in cui si guida con un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi/litro, ma la patente viene sospesa per un periodo da sei mesi a due anni.

Chiunque guidi in stato di ebbrezza può essere obbligato dal Prefetto a sottoporsi a visita medica. A chi non non esegue l’ordine del Prefetto viene sospesa la patente finché non si sottopone alla visita medica. Anche nel caso di tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi/litro il Prefetto ordina la sospensione della patente fino all’esito della visita medica.

La pena detentiva può essere sostituita da lavori socialmente utili che se svolti positivamente fanno estinguere il reato, revocare la confisca dell’autovettura e dimezzare il periodo di sospensione della patente.

Neopatentati e conducenti professionali
Non possono guidare dopo aver assunto sostanze alcoliche:

I conducenti con età inferiore a 21 anni;
I neopatentati (per i primi tre anni dal conseguimento della patente di guida);
I conducenti professionali, nell’ambito della loro attività (autisti di autobus, taxi, NCC, autoarticolati, autosnodati, autocarri con massa complessiva a pieno carco superiore a 3,5 t e complessi di veicoli con massa complessiva totale superiore a 3,5 t).
Per queste categorie, in caso di accertamento di un valore corrispondente ad un tasso alcolemico non superiore a 0,5, è prevista una sanzione da 155 a 624 euro e la decurtazione di 5 punti sulla patente, mentre nei casi più gravi, tasso superiore a 0,5 (sanzione aumentata di 1/3), tasso superiore a 0,8 (sanzioni aumentate da 1/3 alla metà). Inoltre, in caso di rilevamento di un tasso alcolemico superiore a 1,5 è prevista la revoca della patente; a tale regola non sono soggetti i neopatentati, gli autisti di taxi e NCC, per i quali tale sanzione si applica in caso di recidiva nel corso di un triennio.

Il conducente di età inferiore a 18 anni che ha tasso alcolemico maggiore di zero ma non superiore a 0,5 può conseguire la patente categoria B solo al compimento del diciannovesimo anno di età. Il conducente di età inferiore a 18 anni che ha tasso alcolemico maggiore di 0,5 può conseguire la patente categoria B solo al compimento del ventunesimo anno di età.

Guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti[modifica | modifica sorgente]
L’articolo 187 Codice della strada prevede che “chiunque guida in stato di alterazione psicofisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno.” Inoltre, in caso di assunzione di sostanze stupefacenti, la legge prevede la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni.[4]

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SOSTANZE STUPEFACENTI

Droga leggera è una locuzione di uso comune per indicare sostanze stupefacenti incapaci di creare dipendenza nel senso medico del termine, e le cui proprietà psicotrope sono piuttosto trascurabili. In particolare, con questa locuzione si identificano le piante del genere Cannabis (canapa) e le sostanze psicotrope da esse ricavabili, principalmente marijuana e hashish, ma a volte il termine può venire esteso agli psichedelici come funghi del genere psylocibe, DMT, LSD, i quali come la canapa non danno dipendenza fisica e non hanno una elevata tossicità

C’è in genere molta confusione e scarsa conoscenza scientifica, a livello di opinione pubblica, in tema di “droghe”[3][4]; già una dicitura del genere è da ritenersi sostanzialmente priva di fondamento, in quanto accomunerebbe tutte le sostanze dotate di un qualche effetto psicotropo o neuronale e in grado d’indurre “dipendenza”[5] in un unico insieme, per quanto gli elementi che lo compongono non abbiano alcuna reale attinenza botanica, chimica o scientifica fra loro.

Lo scrittore francese Jaques Derrida ad esempio, autore di Rhétorique de la drogue del 1986, nel discutere il concetto di droga affermò: “Non si può non concludere che il concetto di droga sia un concetto senza base scientifica, istituito sulla base di valutazioni politiche o morali”.[6] Dipendenza e droga sono in tal senso due concetti che vengono spesso demonizzati psicologicamente dall’opinione pubblica, suscitano moti d’animo e opinioni in genere preconcette senza che si possieda una reale conoscenza dei fenomeni, delle dinamiche e delle sostanze coinvolte. Sono concetti in grado di spostare milioni di voti e miliardi di dollari.

Questo è un preludio fondamentale per capire come la dicotomia tra “droghe leggere e pesanti” sia solo un semplicistico riferimento, vagamente basato sull’oggettiva differenza quanto ad effetti, induzione di dipendenza fisica ed incidenza sociale dei derivati della pianta di Cannabis rispetto ai derivati di piante come il papavero o la coca; semplicistico riferimento perché ad esempio, in questo senso, bisognerebbe senza indugio considerare in base agli stessi parametri di pesantezza degli effetti, dipendenza fisica ed incidenza sociale anche l’alcool come una “droga pesante”, percepita diversamente dalle succitate sostanze solo in virtù del proprio status legale che la vede tollerata in tutto il mondo occidentale.[7][8] L’espressione “droghe pesanti e droghe leggere” è da ritenersi dunque un termine principalmente colloquiale per indicare, rispettivamente, sostanze psicoattive particolarmente dannose[9] e sostanze che sono ritenute non induttrici di dipendenza (o induttrici di dipendenza ridotta) e meno dannose di quelle pesanti.[10] L’espressione “droghe leggere” è considerata controversa dai critici della medesima perché implica che la sostanza causi danni nulli o insignificanti.[10]

Va quindi notato come in quest’ottica non esista un reale, marcato confine, così come le più diffuse sostanze psicotrope non hanno spesso la benché minima attinenza chimica, botanica, psicoattiva o culturale l’una con le altre: il principale denominatore comune delle sostanze psicotrope è, oltre la caratteristica di avere un effetto di qualche tipo sull’organismo, il fatto che siano tutte considerate illegali e che soggiacciano quindi alle medesime dinamiche sociali e regole di mercato (quasi sempre commisto, questo) in quanto “droghe”. Non evidenziare la totale estraneità fra Cannabis, coca, oppio, caffè, alcool, tabacco eccetera è un errore scientifico; evidenziarla equivale a mettere in discussione il concetto di “droga” come è generalmente percepito.

Giancarlo Arnao, noto medico e ricercatore italiano, scrisse nel libro Cannabis. Uso e abuso[11]:

« Dal punto di vista farmacologico, si definiscono “droghe” tutte le sostanze che “modificano la psicologia o l’attività mentale” (definizione dell’OMS). Tale modifica è definita “effetto psicoattivo”. Il termine “droga” è spesso sostituito da quello di “sostanza stupefacente” (o “narcotico”), di cui è considerato equivalente. Il significato di questo termine è però diverso, a seconda del contesto. In senso strettamente scientifico, sì intendono per “sostanze stupefacenti” una serie dì sostanze che hanno effetti Farmacologici analoghi a quelli tipici degli oppiacei: sedazione, stato stuporoso, sonno. Nel linguaggio legale e burocratico, che è adottato spesso anche dai mass media, il termine “stupefacente” non ha alcun significato descrittivo degli effetti farmacologici, ma è semplicemente una definizione applicata a tutte le sostanze illegali. Da questo equivoco semantico deriva un equivoco concettuale. Infatti, gran parte dell’opinione corrente ritiene che alcune sostanze (le “droghe”) siano siate messe fuori legge perché hanno in comune una fondamentale qualità farmacologica, quella cioè di essere “stupefacenti”, quando invece è vero il contrario: esse sono definite “stupefacenti” solo perché sono illegali. Negli ultimi decenni si è affermata nell’opinione corrente la distinzione fra droghe “leggere” e “pesanti”: di queste ultime si da per scontata una maggiore tossicità e la possibilità di provocare tossicodipendenza. La cannabis viene tradizionalmente definita come “droga leggera”, eroina e cocaina come “droghe pesanti”. Questa classificazione non ha basi scientifiche: infatti accomuna sostanze assai diverse come l’eroina e la cocaina e lascia inclassificate altre sostanze, come l’alcool, che pure provocano tossicodipendenza. Può essere accettabile soltanto in quanto sottolinea la diversità della cannabis da altre sostanze più nocive[12]. »
(Giancarlo Arnao, Cannabis. Uso e abuso)

In questo frangente la dicitura “droghe leggere” ha una precisa collocazione storica.

Annuncio pubblico distribuito dal 1935 dal Federal Bureau of Narcotics
Il proibizionismo moderno sulla Cannabis è iniziato nel 1937 con il Marijuana Tax Act statunitense[13]; questa legge infatti (promossa presso il Congresso USA da Harry Anslinger con ogni mezzo, fra cui campagne promozionali oggi considerate propaganda allarmistica e oscurantista, “reinterpretazioni” di articoli dai giornali riguardo ai più brutali omicidi commessi nel paese come se fossero stati causati dall’uso di Marijuana, “documentari” palesemente faziosi come “Reefer Madness” (1936), viaggi in tutti gli Stati Uniti mettendo in allarme la società sui pericoli dell'”assassina della gioventù”, “erba del diavolo” o “mostro davanti il quale perfino Frankstein sarebbe impallidito”)[13][14] diede il via al proibizionismo su scala mondiale, istituito dall’ONU nel 1961 su forte pressione degli Stati Uniti. Il rappresentante americano della Commissione ONU per le droghe stupefacenti era, ancora, Harry Anslinger.

A titolo esemplificativo rispetto quanto sopra detto, si ricorda una delle frasi utilizzate da Anslinger nel 1937 al fine di convincere il Congresso a bandire la pianta di Cannabis e i suoi derivati: “Ci sono 100.000 fumatori di marijuana negli Stati Uniti, e la maggior parte sono negri, ispanici, filippini ed intrattenitori; la loro musica satanica, jazz e swing, è il risultato dell’uso di marijuana. Il suo uso causa nelle donne bianche un desiderio di ricerca di relazioni sessuali con essi.”[15]

O ancora:

– “La ragione fondamentale per illegalizzare la marihuana è il suo effetto sulle razze degenerate”

– “La marihuana è una droga che dà dipendenza fisica e produce in chi la usa pazzia, criminalità e morte”

– “Fuma uno spinello e probabilmente ucciderai tuo fratello”

– “La marihuana è la droga più in grado di causare violenza nella storia del genere umano”.[15]

Degni di nota sono anche i cosiddetti “Gore File”, una serie di citazioni da rapporti di polizia, descritti dai detrattori di Anslinger come narrativa di casi brutali in stile poliziesco, la maggior parte non convalidati da prove, utilizzati per collegare crimini particolarmente cruenti con la Marijuana[16] ed avallare la propria tesi proibizionistica:

“Un’intera famiglia è stata assassinata da un giovane drogato in Florida. Quando gli agenti giunsero all’abitazione, trovarono il giovane che barcollava in un mattatoio umano. Aveva ucciso con un’ascia suo padre, la madre, due fratelli e la sorella. Sembrava essere stordito. Non ricordava di aver commesso i plurimi omicidi. Gli agenti lo conoscevano normalmente come un giovane sano e abbastanza tranquillo; ora era pietosamente impazzito. Cercarono il motivo. Il ragazzo disse che era dipendente dal fumare qualcosa che i suoi giovani amici chiamavano “muggles”, nome giovanile per la marijuana.”[17]

“Studenti di colore presso l’Università del Minnesota fanno festa con studentesse femmine (bianche), fumando (marijuana) e ottenendo le loro simpatie con storie di persecuzione razziale. Risultato: gravidanza.”[18][19]

“Due negri catturarono una ragazza di quattordici anni e la mantennero per due giorni sotto l’effetto della canapa. Una volta recuperata si è scoperto che soffriva di sifilide”[19][20]

Ulteriori citazioni storiche[modifica | modifica sorgente]
Vengono poi riportate in seguito ulteriori citazioni[21][22] tradotte in italiano, di Anslinger e non solo, fondamentali per comprendere la percezione della Marijuana a causa dell’immagine che ne veniva data alla popolazione fra la fine degli anni venti e gli anni quaranta; sono presenti anche citazioni più recenti[21][22], in genere evolutesi verso la cosiddetta “teoria del 16 percento”:

« La marijuana inizia la sua opera mortale di eccitare la passione sessuale. Senza distinzioni di colore o razza. »
(Reverendo Robert James Devine, Assassin of Youth: Marihuana – 1943)
« La marijuana porta a lavaggi del cervello pacifisti e comunisti. »
(Anslinger, Capo del Federal Bureau of Narcotics – 1948)
« Un uomo della California decapitò il suo migliore amico mentre era sotto il violento sortilegio del fumo. »
(Newsweek – 14 agosto 1937)
« Alcuni dei così detti jazzisti “jazz hounds” che pensano che il loro talento si mostri meglio da “fatti” dovrebbero farsi un giro all’Eloise Hospital e vedere gli esseri umani distrutti che ci sono lì, idioti ignoranti. Non sono minimamente in grado di pensare. »
(The Keynote – gennaio.febbraio 1941)
« Si dice che i figli di dipendenti (di Cannabis) siano inferiori; in alcune parti dell’India, dove l’hashish è stato usato a lungo con eccesso, intere comunità sono formate di pazzi e degradati morali. »
(The American Scholar, giornale della Phi Beta Kappa – Inverno 1938/1939)
« Sotto gli effetti della marihuana, i carcerati cadono disperatamente innamorati l’uno dell’altro, proprio come farebbero con le donne fuori dai muri della prigione. »
(Earle Albert Rowell e Robert Rowell, On the Trail of Marihuana the Weed of Madness – 1939)
« Se l’orribile mostro Frankenstein si trovasse faccia a faccia con il mostro marihuana, cascherebbe morto dallo spavento. »
(Anslinger su The American Magazine – 1938)
« L’erba fa pensare ai negretti di essere in gamba come gli uomini bianchi. »
(Anslinger – 1929)
« In alcuni distretti abitati da Latino Americani, Filippini, Ispanici e Negri, metà dei crimini sono attribuiti alla pazzia da marijuana. »
(The Christian Century – 29 giugno 1938)
« La marijuana è una droga più pericolosa dell’eroina e della cocaina. La droga è coerente alla sua antica tradizione attinente omicidio, aggressione, stupro, demoralizzazione fisica e collasso mentale. »
(Scientific American – Maggio 1938)
« La marihuana è a volte usata come mezzo per la schiavitù bianca. Lo sceriffo perquisì le case malfamate della città e vi trovò le ragazze scomparse che vi “lavoravano”. Le loro storie rivelarono che la marihuana era stata l’esca e la causa del loro rovina. »
(Earle Albert Rowell e Robert Rowell, On the Trail of Marihuana the Weed of Madness – 1939)
« Preferirei vedere i miei figli contro un muro e poi fucilati di fronte ai miei occhi piuttosto di sapere che uno qualunque di loro sarebbe diventato uno schiavo della droga. »
(Col. Levi G. Nutt, capo della “Narcotics Division of the US Treasury Department”, sul quotidiano nazionale Hearst – 8 dicembre 1929)
« Quelli che usano marijuana diventano eccitati non appena inalano la droga e sono in grado di fare qualunque cosa. La maggior parte dei crimini violenti in questa sezione, specie nelle zone rurali, sono compiuti da drogati di questa sostanza. »
(New York Times – 16 settembre 1934)
« E’ stata la marijuana, la nuova droga messicana, che ha armato il braccio omicida di Clara Phillips quando ha massacrato con un martello la vita della sua vittima a Los Angeles? Tre quarti dei crimini in questo paese oggi sono commessi da schiavi dell’erba, il che è un dato statistico. »
(Articolo di Annie Laurie sul quotidiano nazionale Hearst – Data sconosciuta)
« Danni cerebrali permanenti sono una delle inevitabili conseguenze dell’uso di marijuana. »
(Ronald Reagan – 1974)
« Ho adesso la prova assoluta che fumare anche una sola sigaretta di marijuana equivale, quanto a danni cerebrali, allo stare sull’isola di Bikini durante l’esplosione di una bomba H. »
(Ronald Reagan – Data sconosciuta[23])
« La marijuana porta all’omosessualità, e quindi all’AIDS. »
(Carlton Turner, “Drug Czar” del Governo USA – 1986)
« La marijuana è dieci volte più pericolosa di venti anni fa. »
(Candidato alla Presidenza USA Bill Clinton – 1992)
« Lo spostamento (della Cannabis) in classe C, che significava per la maggior parte degli utilizzatori catturati di cavarsela con una semplice ammonizione, è coinciso con un’esplosione nei crimini di droga e vari brutali omicidi collegati alla cannabis. »
(The Daily Mail – 29 aprile 2008)
« La cannabis “sta rendendo i ragazzi impotenti”, dicono i dottori. »
(The Daily Mail – 28 aprile 2008)
« (Ma) penso che le persone conoscano la mia opinione riguardo alla cannabis e in particolar modo riguardo a questa sua versione letale, skunk. »
(Gordon Brown su GMTV – Martedì 29 aprile 2008)
Presentata come sostanza stupefacente letale, in grado di causare follia, scatti d’ira, violenza eccetera[24], la marijuana mantenne questa immagine a livello generale fino agli anni cinquanta, essendo tra l’altro un prodotto di nicchia consumato, come eloquentemente sottolineato da Anslinger, specialmente da neri ed ispanici[25] (fatto che contribuì non poco alla demonizzazione della pianta fra la popolazione americana). Con l’inizio dell’integrazione sociale dei neri e la percezione che i pericoli derivanti dai “comunisti”, come dipinti e demonizzati da Joseph McCarthy, erano probabilmente esagerati, si iniziò a diffondere, assieme alla controcultura giovanile di quegli anni, la consapevolezza che la marijuana sembrava non uccidere nessuno, né tantomeno pareva essere la causa d’incontrollabili attacchi di violenza, episodi psicotici, stupri, omicidi eccetera. Coloro i quali erano stati giovani negli anni trenta erano adesso adulti spesso con figli, che avevano sperimentato sulla loro pelle come la Cannabis fosse completamente un’altra sostanza rispetto, ad esempio, agli oppiacei o all’alcool. E avrebbero potuto far passare questa testimonianza alle generazioni future.

Venne introdotto il concetto di “droghe leggere” negli anni cinquanta per giustificare la distanza fra la politica di tolleranza zero tenuta nei confronti della Cannabis a causa di quelli che erano presentati come i suoi effetti, definiti per anni disastrosi, ed il riscontro nel popolo che iniziava a conoscere questa sostanza che cominciava a diffondersi e ad accorgersi di come non fosse realmente così pericolosa per tutti, come dichiarato. Per far fronte al dilagare di questa percezione di sostanziale innocuità, iniziò a circolare la voce che di marijuana non si moriva perché, pur essendo una droga a tutti gli effetti, era una “droga leggera”, dotata della subdola proprietà di essere una “droga di passaggio” verso le ancora più pericolose, e stavolta letali, eroina e cocaina. Era nata così la teoria del passaggio, Gateway drug theoryin inglese[26][27], cavallo di battaglia del proibizionismo cavalcato poi abbondantemente da Reagan negli anni ottanta e tuttora da qualcuno considerata dotata di fondamento scientifico.

In realtà non esiste nessuna intrinseca proprietà nella Cannabis che possa mettere in relazione la medesima con sostanze di altra natura, ad esempio oppiacea.[26][27][28][29]

La teoria del passaggio[modifica | modifica sorgente]
I sostenitori della teoria del passaggio ritengono che la eventuale assuefazione agli effetti della marijuana porterebbe all’uso di droghe pesanti, capaci di creare una reale dipendenza in senso medico; basandosi sull’errata interpretazione del fatto che molto spesso, consumatori di eroina hanno in passato fatto uso di marijuana. Il fatto che un dato fenomeno ne preceda un altro non implica un rapporto di causa-effetto fra i due e le ricerche condotte non hanno mai dato alcun risultato a sostegno di tale teoria.[26][27] In tal senso l’unica accertata e possibile causa di “passaggio” dalla Cannabis nel calderone delle droghe, con tutte le conseguenze e le relative dinamiche sociali derivanti. Questo è uno dei motivi che hanno spinto i Paesi Bassi a tentare un approccio più cauto, vendendo la Cannabis in appositi esercizi, in modo che chi volesse utilizzarla non debba rivolgersi a mercati vicini a sostanze oggettivamente pesanti, come l’eroina[30]. L’esistenza di una distinzione in questi due gruppi, droghe leggere e pesanti viene, unicamente in questo contesto, strumentalmente accettata dai sostenitori della “teoria del passaggio” i quali, pur riconoscendo la relativa blandezza del sottoinsieme “droghe leggere”, ne sostengono tuttavia la relativa pericolosità in quanto farebbe da ponte di passaggio verso le droghe pesanti, e perciò ne contrastano la legittimazione dell’uso e della vendita.

Al giorno d’oggi poi i sostenitori di una politica antiproibizionista tendono a sottolineare come marijuana e hashish abbiano un effetto molto meno pesante, ad esempio, di altre sostanze assolutamente legali e diffuse, come l’alcool e la nicotina contenuta nel tabacco[31] capaci di indurre una dipendenza fisica assai più pesante.

Legislazione sulle droghe leggere
Alcuni dei contenuti riportati potrebbero non essere legalmente accurati, corretti, aggiornati o potrebbero essere illegali in alcuni paesi. Le informazioni hanno solo fine illustrativo. Wikipedia non dà consigli legali: leggi le avvertenze.
A seconda delle legislazioni, le droghe leggere possono essere oggetto di sanzioni pecuniarie, sequestro della sostanza e del passaporto/patente di guida, decreto di espulsione per immigrati, o perseguite penalmente.

Si distingue la disciplina in merito a: importazione, esportazione, coltivazione, trasporto, stoccaggio, commercio e vendita, consegna e ricezione, possesso e consumo. Altre distinzioni riguardano la modalità del consumo (in luogo pubblico isolato e non, in presenza di minori, il quantitativo consentito), e la finalità (scopo terapeutico, uso personale generico).

Panoramica generale

Stato legale dell’uso di marijuana nel mondo

Secondo alcune indagini della Comunità Economica Europea (CEE), 71,5 milioni di cittadini europei consumano regolarmente marijuana e derivati della cannabis, e i consumatori sono in continua crescita.[32]

Argentina Argentina: legale per uso privato.[33]
Australia Australia: illegale, tollerata o depenalizzata in alcuni territori.
Bangladesh Bangladesh: illegale, sebbene la canapa indiana sia coltivata in tutta la regione del Bengala, territorio che comprende lo Stato indiano del Bengala Occidentale ed il Bangladesh stesso. In entrambe le parti del Bengala, la canapa (in bengalese gãja) è stata ampiamente utilizzata per secoli. I derivati della canapa (hashish e marijuana) vennero vietati nel 1984 nel nord Bangladesh. Adesso, la cannabis è ancora reperibile mediante i mercati sotterranei delle città, gestiti al limite della legalità, ed è un po’ di uso comune fra la maggior parte della popolazione.
Belgio Belgio: illegale (ma il governo belga ha iniziato un programma di ricerca volto a stabilirne l’efficacia medica). Tuttavia sono permessi a scopo puramente personale, a partire dall’età di 16 anni, il consumo ed il possesso di quantità che non superino i 3 grammi e la coltivazione di una singola pianta di canapa nella propria abitazione.[34]
Brasile Brasile: illegale ma depenalizzato (in caso di possesso di quantità inferiore a 20 grammi).
Cambogia Cambogia: pur essendo la canapa illegale secondo la legge cambogiana, il suo uso è assai diffuso tra la popolazione Khmer e i turisti. Hashish e marijuana possono essere acquistati e consumati anche all’aperto senza correre il rischio di alcuna minaccia di arresto. Inoltre, alcuni ristoranti situati nella capitale Phnom Penh sono soliti cucinare pietanze a base di cannabis.
Camerun Camerun: illegale la coltivazione della cannabis sativa, chi affetto da cancro o AIDS può farne uso come antidolorifico.
Canada Canada: illegale ma depenalizzato; legale per uso terapeutico (in un processo una corte ha giudicato il regolamento per l’uso medico della marijuana incostituzionale in quanto “non permette ai cittadini seriamente malati di utilizzare marijuana in quanto non vi sono fonti di approvvigionamento legali del farmaco”).
Colombia Colombia: illegale ma tollerato il possesso di piccole quantità per uso personale.
Corea del Nord Corea del Nord: legale, non è considerata una droga.[35][36]
Estonia Estonia: l’uso personale di quantità pari o inferiori a 10 g di derivati della canapa è depenalizzato, mentre sono duramente puniti con multe salate e diversi anni di reclusione il consumo, possesso, commercializzazione e/o traffico di quantità superanti il limite massimo.
Francia Francia: illegale. Per il consumatore sono previste pene fino a un anno di carcere[37], ma il Ministero della giustizia (a cui sono subordinati i magistrati del pubblico ministero) raccomanda di non avviare procedimenti penali contro consumatori occasionali, ma se li coglie in flagrante la polizia interviene a fini dissuasivi.
Germania Germania: uso personale altamente tollerato, solitamente il possesso di modiche quantità (entro i 10 grammi) non viene perseguito.
Giamaica Giamaica: formalmente illegale, ma in realtà ampiamente tollerata, dato che è consumata dal 70% della popolazione. Rappresenta una componente importante della religione più diffusa in Giamaica, il Rastafarianesimo.
Giappone Giappone: illegali tutti i preparati contenenti THC dal 1948, a seguito di una legge introdotta dalle forze di occupazione statunitensi alla fine della seconda guerra mondiale.
Honduras Honduras: illegale coltivare, piantare, vendere, trafficare e possedere cannabis. Gli eventuali trasgressori della legge possono affrontare dai 9 ai 12 anni di carcere e una multa fino a 5000 lempiras, equivalenti a 196 euro. È anche illegale possedere semi di canapa. I trafficanti di cannabis possono inoltre affrontare dai 15 ai 25 anni di carcere e una multa da 1 000 000 a 5 000 000 lempiras.
Iran Iran: legale, sotto regolamentazione[38]
Israele Israele: illegale, l’uso medico è autorizzato solo dal ministero della sanità che valuta ogni singolo caso.
Il Museo della marijuana di Amsterdam
Italia Italia: illegale; depenalizzato l’uso personale (permangono sanzioni amministrative), legale, a certe condizioni, l’uso medico; per lo spaccio di basse quantità possono essere irrogate pene alternative al carcere.
Lussemburgo Lussemburgo: legali possesso ed uso per scopi medici, purché il consumatore sia adulto e non coinvolga minorenni.
Marocco Marocco: illegale ma in genere tollerata la coltivazione e l’uso personale di cannabis (a differenza degli altri paesi islamici dove è reato punibile anche con la pena di morte); tradizione secolare nei villaggi marocchini è infatti la produzione e l’uso di hashish;[39] il commercio e il traffico sono invece assolutamente illegali e sanzionati con il carcere.[40]
Messico Messico: il 21 agosto 2009 è stato depenalizzato l’uso personale di derivati della canapa che non superino i 5 grammi di peso netto. Coltivare, vendere e/o esportare cannabis resta comunque illegale.
Nuova Zelanda Nuova Zelanda: illegale (il ministero della sanità ha affermato che un uso medico non è da escludersi, ma sono necessari ulteriori studi ed un metodo per una corretta regolazione). Il comitato per la sanità del parlamento neozelandese raccomanda un alleggerimento delle leggi sulla cannabis e la messa a disposizione di medicine a base di cannabis[41]
Paesi Bassi Paesi Bassi: legale, secondo normativa precisa; vedi la voce “Politica dei Paesi Bassi in materia di stupefacenti”.
Portogallo Portogallo: rimangono illegali la compravendita e la coltivazione ma è stato depenalizzato, attraverso la legge 30/2000, possesso di fino alla quantità pari ai bisogni di dieci giorni di consumo. La marijuana, come altre sostanze, elencate in un’apposita tabella, resta ancora illegale, ma le persone trovate in possesso non sono più arrestate, bensì inviate davanti a una commissione che valuta se proporre un sostegno psicologico o un trattamento di recupero finanziato dallo Stato[42].
Regno Unito Regno Unito: illegale (nel 1998 la Camera dei Lord ha raccomandato che la cannabis venisse resa disponibile per uso medico tramite prescrizione. Dopo alcuni test clinici il governo non ha accettato la raccomandazione). Recentemente è stato depenalizzato l’uso personale domestico.
Rep. Ceca Repubblica Ceca: è legale possedere fino a 15 grammi di marijuana, è anche legale coltivare questa specie vegetale per uso personale. È vietata la vendita.
Russia Russia: depenalizzati possesso e trasporto di 6 g di marijuana e di 2 g di hashish mentre il consumo, il possesso ed il trasporto di quantità superiori comportano diversi anni di reclsuione. Nel 2010 è stata varata una legge che depenalizza la coltivazione di canapa per un numero massimo di venti esemplari. I semi di canapa non contengono sostanze proibite e sono quindi legali.
San Marino San Marino: La marijuana e l’hashish sono equiparate alle droghe pesanti, la modica quantità e l’uso personale sono vietati e consumo e spaccio sono equiparati.
Spagna Spagna: legale, in luoghi autorizzati[43].
Stati Uniti Stati Uniti: illegale l’uso a livello federale per qualsiasi ragione. A livello di stati invece, 11 (insieme al Distretto della Columbia hanno approvato normative che contemplano l’esenzione dal divieto per uso medico, mentre in Colorado e Washington è stato legalizzato l’uso per “scopo ricreativo”).
Svezia Svezia: è illegale consumare, possedere, vendere e/o acquistare qualsiasi quantità di canapa. Tuttavia, è di uso comune applicare unicamente sanzioni amministrative a determinati soggetti per uso e possesso a scopo puramente personale.
Svizzera Svizzera: illegali possesso e coltivazione (esperimenti di legalizzazione sono stati condotti in alcuni cantoni). La Svizzera ha votato un’iniziativa popolare per depenalizzare l’uso della canapa il 30 novembre 2008[44] ma è stata respinta dagli elettori svizzeri con il 63,2% di voti contrari[45]. Dal 1 gennaio 2012 è consentito coltivare nella propria abitazione fino ad un numero massimo di quattro piante per persona nei cantoni Vaud, Neuchatel, Ginevra e Friburgo.[46] Inoltre dal 1 ottobre 2013 un maggiorenne fermato con non oltre 10 grammi di canapa riceve una multa di 100 franchi e non è perseguito penalmente[47].
Uruguay Uruguay: legale coltivare, vendere e/o comprare (sotto regolamentazione, 40 grammi al mese di acquisto massimo) e fumare marijuana dopo l’approvazione del senato dell’11/12/13. La legge verrà ufficialmente messa in atto a partire dall’aprile 2014.
Italia[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png    Per approfondire, vedi Decreto del Presidente della Repubblica 309/1990.

In Italia è illegale, ma l’uso esclusivamente personale è depenalizzato ma punito con sanzioni amministrative[48] (sospensione / revoca della patente, del porto d’armi, del permesso di soggiorno,…). È disciplinata dal D.P.R. n. 309/1990, che costituisce il Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.[49] La normativa (che ha sostituito la legge 685/1975, dal contenuto simile, che a sua volta sostituiva le precedenti di epoca fascista e post-guerra 396/1923, 1145/1934 e 1041/1954, che prevedevano in taluni casi l’ospedalizzazione forzata dei tossicodipendenti e pene sostanzialmente basse per lo spaccio, allora fenomeno molto poco diffuso[50]), in parte cambiata dai referendum abrogativi del 1993, che resero la posizione dei consumatori ancora più leggera, è stata modificata nuovamente dalla legge n. 49/2006, la cosiddetta Legge Fini-Giovanardi, che si caratterizza per l’inasprimento delle sanzioni, già elevate nel 1990, relative alle condotte di produzione (anche la coltivazione personale), traffico, detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti, e per la contestuale abolizione delle distinzioni tra “droghe leggere”, quali la cannabis pura, ossia di origine completamente naturale e senza aggiunte di altre sostanze, e “droghe pesanti”, quali cocaina, eroina, ecstasy, LSD, ecc.[51] Tuttavia il 12 febbraio 2014 la legge Fini-Giovanardi viene decretata incostituzionale con la sentenza 32/14 della Corte Costituzionale, e ritorna in vigore la precedente legge, la Jervolino-Vassalli (cfr. il paragrafo relativo). Questa legge, a differenza della precedente, re-introduce la differenza tra droghe leggere e pesanti, e diminuisce il carcere previsto per il reato di spaccio di droghe leggere (aumentando invece quello per le droghe pesanti).

A norma dell’art. 75 del predetto T.U., l’uso esclusivamente personale costituisce un illecito amministrativo comportante le relative sanzioni, da applicarsi singolarmente o cumulativamente, a seconda delle peculiarità del caso concreto. Si tratta, in particolare, della sospensione del passaporto, la sospensione della patente di guida, o il divieto di conseguirla, nonché la sospensione del porto d’armi. Tali sanzioni devono avere durata compresa tra un minimo di un mese ed un massimo di un anno.

La legge Fini-Giovanardi fissava i limiti di possesso personale di principio attivo oltre i quali esiste indizio di spaccio con rischio di sanzione penale. Il limite fissato per la cannabis è di 500 mg di THC, pari a 5 grammi di sostanza lorda (principio attivo 10%).[52] Il solo superamento di questo limite non è sufficiente ad ipotizzare una destinazione allo spaccio, ma devono essere presi in considerazione gli altri parametri normativi definiti nell’art. 73 comma 1-bis let. a), D.P.R. n. 309/1990 (modalità di presentazione, peso lordo complessivo, confezionamento frazionato, altre circostanze dell’azione).[53] La detenzione di sostanze stupefacenti che “appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale” costituisce un reato punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000 (art. 73/1bis DPR 309/1990) oppure con la reclusione da uno a sei anni e con una multa da €3000 a €26.000 per i cosiddetti fatti di lieve entità (art. 73/5 DPR 309/1990).

L’abrogazione della Fini Giovanardi ha abolito il limite dei 500 mg, anche se permangono gli elementi indiziari per decidere se la detenzione sia a uso personale o invece destinata allo spaccio che la legge aveva recepito dalla giurisprudenza, e cioè:

la quantità,
la qualità e la composizione della sostanza , anche
in rapporto al reddito del detentore e del suo nucleo familiare nonché
la disponibilità di attrezzature per la pesatura o il confezionamento della sostanza oltre che
sulla base delle concrete circostanze del caso (cfr. tra le altre, Cass. pen., sez. VI, 19/04/2000, n.6282, D’Incontro).
Il 13 gennaio 2014 il comune di Torino ha approvato due ordini del giorno, nel primo ha chiesto alla Regione di seguire l’esempio di altre regioni quali la Toscana, la Liguria, la Puglia, e in particolar modo il Veneto, la quale oltre ad aver autorizzato i farmaci cannabinoidi per la terapia del dolore, ha approvato una legge per sperimentare la distribuzione gratuita di preparati a base di cannabis negli ospedali e nelle farmacie, e la produzione diretta di marijuana a scopo terapeutico, e nel secondo l’abolizione o dei cambiamenti della Legge Fini-Giovanardi, poiché ritenuta troppo restrittiva nonché una delle cause del sovraffollamento delle carceri[54], dando il via libera alla produzione della cannabis anche a scopo ricreativo.[55] Benché il comune si è espresso favorevolmente alla legalizzazione della marijuana, tuttavia rimane ancora illegale, perché proibita da leggi nazionali, che non sono nelle competenze regionali, come da articolo 117 della Costituzione.[56] In Italia politici come Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi hanno affermato di non riconoscere alcuna differenza fra droghe leggere e pesanti nel senso che, secondo la loro visione politica, tutte le droghe sono uguali in quanto ugualmente rischiose per la salute e la società. In particolare, questa visione è stata riproposta con forza dall’on. Giovanardi, che è contrario all’uso di ogni droga, tranne che per specifiche utilizzazioni a scopo terapeutico sotto stretto controllo medico. Nel corso della trasmissione Porta a porta del 30 ottobre 2001 l’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia dichiarò: “Le differenze fra droghe leggere e pesanti sono sfumature”.

Tabelle e classificazione
Nell’ordinamento legislativo italiano il testo unico in materia di stupefacenti è il D.P.R. 309/90 che suddivide le sostanze psicotrope in diverse tabelle.[57] a) Nella tabella I sono indicati: 1) l’oppio e i materiali da cui possono essere ottenute le sostanze oppiacee naturali, estraibili dal papavero sonnifero; gli alcaloidi ad azione narcotico-analgesica da esso estraibili; le sostanze ottenute per trasformazione chimica di quelle prima indicate; le sostanze ottenibili per sintesi che siano riconducibili, per struttura chimica o per effetti, a quelle oppiacee precedentemente indicate; eventuali intermedi per la loro sintesi; 2) le foglie di coca e gli alcaloidi ad azione eccitante sul sistema nervoso centrale da queste estraibili; le sostanze ad azione analoga ottenute per trasformazione chimica degli alcaloidi sopra indicati oppure per sintesi; 3) le sostanze di tipo amfetaminico ad azione eccitante sul sistema nervoso centrale; 4) ogni altra sostanza che produca effetti sul sistema nervoso centrale ed abbia capacità di determinare dipendenza fisica o psichica dello stesso ordine o di ordine superiore a quelle precedentemente indicate; 5) gli indolici, siano essi derivati triptaminici che lisergici, e i derivati feniletilamminici, che abbiano effetti allucinogeni o che possano provocare distorsioni sensoriali; 6) la cannabis indica, i prodotti da essa ottenuti; i tetraidrocannabinoli, i loro analoghi naturali, le sostanze ottenute per sintesi o semisintesi che siano ad essi riconducibili per struttura chimica o per effetto farmaco-tossicologico; 7) ogni altra pianta i cui principi attivi possono provocare allucinazioni o gravi distorsioni sensoriali e tutte le sostanze ottenute per estrazione o per sintesi chimica che provocano la stessa tipologia di effetti a carico del sistema nervoso centrale;

  1. b) Nella sezione A della tabella II sono indicati: 1) i medicinali contenenti le sostanze analgesiche oppiacee naturali, di semisintesi e di sintesi; 2) i medicinali di cui all’allegato III-bis al presente testo unico; 3) i medicinali contenenti sostanze di corrente impiego terapeutico per le quali sono stati accertati concreti pericoli di induzione di grave dipendenza fisica o psichica; 4) i barbiturici che hanno notevole capacità di indurre dipendenza fisica o psichica o entrambe, nonché altre sostanze ad effetto ipnotico-sedativo ad essi assimilabili ed i medicinali che li contengono;
  2. c) Nella sezione B della tabella II sono indicati: 1) i medicinali che contengono sostanze di corrente impiego terapeutico per le quali sono stati accertati concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica o psichica di intensità e gravità minori di quelli prodotti dai medicinali elencati nella sezione A; 2) i barbiturici ad azione antiepilettica e i barbiturici con breve durata d’azione; 3) le benzodiazepine, i derivati pirazolopirimidinici ed i loro analoghi ad azione ansiolitica o psicostimolante che possono dar luogo al pericolo di abuso e generare farmacodipendenza;
  3. d) Nella sezione C della tabella II sono indicati: 1) le composizioni medicinali contenenti le sostanze elencate nella tabella II, sezione B, da sole o in associazione con altri principi attivi, per i quali sono stati accertati concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica o psichica;
  4. e) Nella sezione D della tabella II sono indicati: 1) le composizioni medicinali contenenti le sostanze elencate nella tabella II, sezioni A o B, da sole o in associazione con altri principi attivi quando per la loro composizione qualitativa e quantitativa e per le modalità del loro uso, presentano rischi di abuso o farmacodipendenza di grado inferiore a quello delle composizioni medicinali comprese nella tabella II, sezioni A e C, e pertanto non sono assoggettate alla disciplina delle sostanze che entrano a far parte della loro composizione; 2) le composizioni medicinali ad uso parenterale a base di benzodiazepine; 3) le composizioni medicinali per uso diverso da quello iniettabile, le quali, in associazione con altri principi attivi non stupefacenti contengono alcaloidi totali dell’oppio con equivalente ponderale in morfina non superiore allo 0,05 per cento in peso espresso come base anidra; le suddette composizioni medicinali devono essere tali da impedire praticamente il recupero dello stupefacente con facili ed estemporanei procedimenti estrattivi;
  5. f) Nella sezione E della tabella II sono indicati: 1) le composizioni medicinali contenenti le sostanze elencate nella tabella II, sezioni A o B, da sole o in associazione con altri principi attivi, quando per la loro composizione qualitativa e quantitativa o per le modalità del loro uso, possono dar luogo a pericolo di abuso o generare farmacodipendenza di grado inferiore a quello delle composizioni medicinali elencate nella tabella II, sezioni A, C o D. 2. Nelle tabelle I e II sono compresi, ai fini dell’applicazione del presente testo unico, tutti gli isomeri, gli esteri, gli eteri, ed i sali anche relativi agli isomeri, esteri ed eteri, nonché gli stereoisomeri nei casi in cui possono essere prodotti, relativi alle sostanze ed ai preparati inclusi nelle tabelle, salvo sia fatta espressa eccezione. 3. Le sostanze incluse nelle tabelle sono indicate con la denominazione comune internazionale, il nome chimico, la denominazione comune italiana o l’acronimo, se esiste. È, tuttavia, ritenuto sufficiente, ai fini dell’applicazione del presente testo unico che nelle tabelle la sostanza sia indicata con almeno una delle denominazioni sopra indicate, purché idonea ad identificarla. 4. Le sostanze e le piante di cui al comma 1, lettera a), sono soggette alla disciplina del presente testo unico anche quando si presentano sotto ogni forma di prodotto, miscuglio o miscela.

Sentenza di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi[modifica | modifica sorgente]
Il 12 febbraio 2014 la consulta boccia la Fini-Giovanardi, decretandola non costituzionale, in quanto le modifiche furono apportate con forzature legali.[58] La legge Fini-Giovanardi è stata quindi quasi completamente abrogata: secondo la Corte Costituzionale nella norma di conversione furono inseriti emendamenti estranei all’oggetto e alle finalità del decreto, invalidando l’atto legislativo, anche se non direttamente il contenuto, in cui la sentenza non entra nel merito. Con la decisione rivive la legge Iervolino-Vassalli come modificata dal referendum del 1993, che prevede pene più basse per le droghe leggere, e nessuna punibilità per l’uso personale, anche se permane l’illecito amministrativo (la possibilità di sospensione della patente, del porto d’armi e del passaporto); la corte si è così espressa nel dispositivo di sentenza:

« La Corte Costituzionale, nella odierna Camera di consiglio ha dichiarato l’illegittimità costituzionale – per violazione dell’art. 77, secondo comma, della Costituzione, che regola la procedura di conversione dei decreti-legge – degli artt. 4-bis e 4-vicies ter del d.l. 30 dicembre 2005, n. 272, come convertito con modificazioni dall’art. 1 della legge 21 febbraio 2006, n. 49, così rimuovendo le modifiche apportate con le norme dichiarate illegittime agli articoli 73, 13 e 14 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico in materia di stupefacenti). »
L’aggiornamento del decreto[modifica | modifica sorgente]
Sempre nel 2014, a fine aprile, è stato quindi votato alla Camera l’aggiornamento del decreto, nella versione proposta dal governo Renzi: viene reintrodotta la differenza tra droghe leggere e pesanti, con pene più basse, soprattutto per i consumatori e i possessori di droghe derivate dalla Cannabis.[59] Vengono introdotte sanzioni più basse per lo spaccio di lieve entità; la cessione illecita di piccole dosi di stupefacenti sarà colpita con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e una multa da mille a 15mila euro. Questa riduzione della pena evita la custodia cautelare in carcere; l’arresto facoltativo sarà possibile solo in caso di flagranza. Il reato di spaccio (non il traffico di grosse quantità) non distingue invece tra droghe leggere e pesanti, spetterà al giudice decidere. Il piccolo spacciatore potrà usufruire del nuovo istituto della messa alla prova, onde alleggerire il sovraffolamento carcerario; il giudice può applicare, anziché detenzione e multa, la pena del lavoro di pubblica utilità. La sanzione alternativa è revocabile se si violano gli obblighi connessi al lavoro e non può sostituire la pena per più di due volte.[59] L’acquisto o la detenzione di sostanze per uso personale non ha più rilevanza penale e permangono solo le sanzioni amministrative (quali la sospensione della patente, del porto d’armi, del passaporto o del permesso di soggiorno) che avranno però durata variabile a seconda che si tratti di droghe pesanti (da 2 mesi a un anno) o leggere (da uno a 3 mesi). Al Ministero della Salute, al Consiglio Superiore della Sanità e alle amministrazioni locali spettano sempre le applicazioni pratiche delle tabelle e delle norme.[59] Controverso rimane il caso della coltivazione a stretto uso personale, considerato lecito da molte sentenze giudiziarie e toccato dal c.d “decreto svuotacarceri” del 2 aprile 2014, ma che viene lasciato decidere ai decreti attuativi del governo, e non depenalizzato ufficialmente; attualmente è ancora perseguibile. Vengono depenalizzati solo la coltivazione ad uso sperimentale di istituti di ricerca, già lecita, ma prima soggetta a molte restrizioni e autorizzazioni ministeriali.[60][61]

Sentenze giudiziarie in favore della coltivazione personale e sulla vendita dei semi[modifica | modifica sorgente]

Sentenza della Cassazione del 2011
Sebbene la coltivazione di una pianta contenente sostanza stupefacente, anche domestica, è punibile ai sensi dell’art. 73 comma 1, D.P.R. n. 309/1990, la Suprema Corte di Cassazione (Sentenza 17 febbraio 2011, n. 25674) ha rigettato (dopo altre sentenze invece accoglitive) un ricorso del procuratore generale di Catanzaro contro una sentenza di non luogo a procedere emessa al termine di un’udienza preliminare nei confronti di un individuo per la coltivazione di una pianta di cannabis. Come motivato dalla Suprema Corte, questa ha riconosciuto la modesta «attività posta in essere (coltivazione domestica di una piantina posta in un piccolo vaso sul terrazzo dì casa, contenente un principio attivo di mg.16), (…) del tutto inoffensiva dei beni giuridici tutelati dalla norma incriminatrice». La dimensione modesta della coltivazione non era tale porre in pericolo la salute pubblica e la sicurezza pubblica, con la conseguente non configurabilità del reato contestato.[62][63]

Sentenza della Cassazione del 2012
La Corte di Cassazione ha emesso la sentenza n. 47604/2012, secondo la quale l’offerta in vendita di semi di piante in grado di produrre sostanze stupefacenti, non è connessa al reato citato dall’articolo 82, a patto che non vi sia l’istigazione alla coltivazione e al consumo delle dette sostanze. Per tale ragione, saranno i giudici, valutando caso per caso, a stabilire un’eventuale connessione tra l’attività di coltivazione e l’incentivazione al consumo e alla distribuzione di marijuana. Ad ogni modo, secondo la Corte, la semplice vendita di semi non può essere intesa come penalmente rilevante, poiché va a configurarsi come mero atto preparatorio, non punibile dalla legge in quanto non sarebbe possibile dedurre con chiarezza la reale destinazione e utilizzo dei semi in questione.[64]

Uso terapeutico
Exquisite-kfind.png    Per approfondire, vedi Marijuana#Usi terapeutici e Uso medico della cannabis.
È teoricamente consentito l’uso terapeutico di preparati medicinali a base di marijuana debitamente prescritti secondo le necessità di cura[65]. In Italia la prima Regione ad avviare una fase di regolamentazione dell’uso terapeutico della Marijuana è stata la Puglia con la delibera della Giunta regionale n.308 del 9 febbraio 2010, firmata dall’attuale presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che stabilisce l’erogazione a carico del servizio sanitario regionale.[66] Secondo la delibera pugliese i derivati della Cannabis, sotto forma di specialità medicinali o di preparati galenici magistrali, anche in associazione, possono essere prescritti dal medico specialista in neurologia, oncologia o preposto al trattamento della terapia del dolore cronico e acuto, alle dipendenze di strutture sanitarie pubbliche, nei casi in cui altri farmaci disponibili si siano dimostrati inefficaci o inadeguati al bisogno terapeutico, condizioni che possono verificarsi nella spasticità secondaria in malattie neurologiche, nella nausea e vomito, non sufficientemente controllati, indotte da chemioterapia o radioterapia, nel dolore cronico neuropatico non rispondente ai farmaci disponibili. La certificazione ha una validità di sei mesi e la prescrizione (Ricetta non ripetibile) trenta giorni. La delibera autorizza le Farmacie Ospedaliere delle Aziende Sanitarie a garantire l’erogazione dei cannabinoidi a carico del Servizio Sanitario Regionale.

Il 2 maggio 2012, il consiglio regionale della Toscana ha approvato la legge che autorizza l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico nella regione[67], seguita il 31 luglio dello stesso anno da una legge regionale della Liguria[68]. Nonostante ciò la situazione è tale che per via della difficoltà effettiva dell’ottenere una regolare prescrizione o per i costi notevoli del farmaco a base di marijuana, in Italia moltissimi malati, per curarsi, sono costretti a comprarla dagli spacciatori o a coltivarla in proprio, rischiando il carcere (se superano di poco un certo quantitativo nel primo caso, e nel secondo, se il giudice lo ritiene corretto).

Il 23 gennaio del 2013 la cannabis è entrata in tabella 2, quindi rientra anche nell’uso terapeutico.

LA DETENZIONE DOMICILIARE

La misura alternativa della detenzione domiciliare è regolata dall’art. 47 ter dell’Ordinamento Penitenziario e può trovare applicazione nei confronti del condannato ad un pena detentiva non superiore a 4 anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, nonché la pena dell’arresto.
In prativa, la detenzione domiciliare consiste nel far scontare al condannato la pena detentiva nella propria abitazione o in altro luogo di provata dimora o in un luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza.
La suddetta misura alternativa trova applicazione solo nei confronti delle seguenti persone:

  • donna incinta o madre di prole di età inferiore ad anni dieci con lei convivente;
  • padre, esercente la potestà, di prole di età inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole;
  • persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richiedano costanti contatti, con i presidi sanitari territoriali;
  • persona di età superiore ai sessanta ani se inabile anche parzialmente;
  • persona minore di anni ventuno per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia.
  • Il comma 1bis dell’art. 47 ter O.P. prevede, inoltre, l’applicazione della detenzione domiciliare anche nei confronti del soggetto che deve espiare una pena detentiva non superiore a due anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, indipendentemente dalle condizioni di cui sopra, quando ricorrono i presupposti per l’affidamento in prova al servizio sociale e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati.

La detenzione domiciliare viene revocata quando vengono meno le condizioni sopra riportate o quando il comportamento del soggetto che ne beneficia è contrario alla legge o alle prescrizioni dettate ed appare incompatibile con la prosecuzione delle misure.

Si segnala, poi, la detenzione domiciliare speciale (art. 47 quinques O.P.) in base alla quale le condannate madri di prole di età non superiore a dieci anni, se non sussiste un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti e se vi è la possibilità di ripristinare la convivenza con i figli, possono essere ammesse ad espiare la pena nella propria abitazione, o inaltro luogo di privata dimora, o in un luogo di cura, assistenza o accoglienza, al fine di provvedere alla cura e alla assistenza dei figli, dopo l’espiazione di almeno un terzo della pena ovvero dopo l’espiazione di almeno quindici anni nel caso di condanna all’ergastolo.

LA RICHIESTA DI DETENZIONE DOMICILIARE

L’istanza va proposta dall’interessato (anche tramite legale) al Tribunale di Sorveglianza competente. Per le modifiche della misura in corso è, invece, competente direttamente il Magistrato di Sorveglianza competente.
L’istanza deve necessariamente contenere tutti i dati che giustifichino l’applicazione della misura alternativa richiesta.
Il Tribunale, qualora decida di concedere la misura sulla base degli elementi che la giustificano, può disporre l’applicazione di specifiche modalità di verifica per l’osservanza delle prescrizioni imposte

GLi Avvocati dello studio LEGALE COPPOLA & PARTNERS  si propongono, pertanto, come difensori della persona che intende richiedere la citata misura alternativa alla pena detentiva sia per la redazione dell’istanza che per l’assistenza nel procedimento instaurando.

BOTTONE_GIURISPRUDENZA   BOTTONE_NORMATIVA

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